San Ruffillo

 

Il territorio di San Ruffillo fu caratterizzato sin dal Medio Evo da attività lavorative collegate agli elementi salienti del suo territorio: il fiume Savena e la chiusa che regolava il rifornimento idrico della città, vari mulini di proprietà di ordini religiosi e famiglie nobiliari, il ponte sulla strada che unisce la pianura alla Toscana, un antico “ospedale”, non luogo di cura ma di ospitalità per i viandanti.

Nel 1223 la comunità che vi abitava fu assegnata al quartiere di San Procolo, poi, nel 1282, fu unita a quella della Malvolta, avendo rapporti stretti di dipendenza con l’Abbazia di Santo Stefano e con i Padri Celestini, che ne hanno guidato materialmente e moralmente la vita religiosa e civile per vari secoli.

Inoltre, era presente nel territorio  anche un eremo, quello di S. Maria di Camaldoli, cui si giungeva dall’attuale via Camaldoli; ne è ancora testimone la croce posta all’angolo tra questa via e la via Toscana.

Dopo l’unità d’Italia S. Ruffillo divenne un quartiere a se stante della città. Oggi fa parte del quartiere Savena.

L’evento storico più famoso  avvenuto nella zona è senz’altro la battaglia di San Ruffillo (20 giugno 1361), combattuta fra le truppe assoldate dal cardinale Albornoz e i mercenari di Bernabò Visconti, e fu una mossa della politica viscontea tendente ad allargare i propri confini in tutte le direzioni, a cui si opponevano Firenze ed il Papa, che allora risiedeva ad Avignone.

Scrive Marco Poli, studioso della storia della città di Bologna:

“Ma come si giunse a questa battaglia? Dopo la fine della signoria di Taddeo Pepoli (1347), i figli Giovanni e Giacomo si trovarono nella condizione di dover cedere la città di Bologna al Signore di Milano, l’Arcivescovo Giovanni Visconti il quale nominò Giovanni da Oleggio come suo luogotenente; ma, dopo alcuni anni, questi si fece nominare Signore di Bologna suscitando le ire dei Visconti che decisero di inviare le proprie truppe per riprendersi la città.

Giovanni da Oleggio, resosi conto del pericolo che correva, nel 1360 venne a patti con la Chiesa e cedette Bologna al Legato Pontificio Egidio Albornoz che gli garantì denaro e incolumità. Ciò non modificò le decisioni dei Visconti che, nel 1361, fecero marciare l’esercito verso Bologna.

Albornoz, a sua volta, rinforzò l’esercito pontificio assoldando mercenari stranieri. Intanto le truppe del Visconti si erano accampate a San Ruffillo realizzandovi una bastia, cioè un luogo fortificato. La sanguinosa battaglia avvenne il 20 giugno 1361 nella zona compresa fra il ponte sul fiume Savena e la località chiamata “Bastia”, termine recuperato nella toponomastica nel 1934 con l’intitolazione di “via della Bastia”.

Vinsero i bolognesi ponendo fine alla dominazione dei Visconti di Milano. I morti furono 700, di cui 200 bolognesi, mentre i prigionieri dell’esercitò visconteo furono 900. La pace definitiva giunse solo nel 1364 e sancì la supremazia su Bologna del governo pontificio.

Il comune di Bologna decise di celebrare la vittoria il 20 giugno di ogni anno con un palio che si correva dall’attuale Villa Mazzacorati fino a piazza Santo Stefano.”

 

Bibliografia e sitografia:

A. Bertondini – La Parrocchia Madonna del Lavoro tra memoria e futuro.

http://www.marcopoli.it/dblog/articolo.asp?articolo=153